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Le Potazzine e sto!

Le Potazzine e sto!

Proprio come quando da piccolo giocavo a sette e mezzo con mio nonno, in mano avevo la "matta" chiedevo una carta e veniva una figura. Carta e sto! Sette e mezzo reale con la "matta", di più non c'è!


E' impossibile.


La "matta" in questo gioco è la regina di cuori, la più femminile fra tutte le regine, è colma di nobiltà, generosità, positività e porta maternità.


Ti chiedo però adesso di fidarti di me e di continuare a leggere anche se pensi che non ci sia un nesso logico, vedrai che in fondo tutto avrà un senso (o forse no!). Come "la matta" metti in standby i pensieri, stacca il cervello e sopisci la razionalità, ascolta il battito del tuo cuore, dai energia ai tuoi sentimenti, sii passionale. Fai come Pindaro, anzi, per dirla alla toscana, invece di volare, salta, salta di "palo in frasca", come farebbe un piccolo uccellino libero e orgoglioso perchè di questo voglio parlarti.


Siete tutti bravi d'estate!


Chi mostra i muscoli lucidi e tesi, chi fa voli acrobatici e tuffi iperbolici, chi riempie il cielo assolato e caldo di canti sgraziati buoni solo per attirare attenzione, chi fa il prepotente e occupa gli spazi migliori solo perchè è più grosso, chi si pavoneggia ridicolmente e chi pensa solo a mangiare e a spassarsela.


Ma io lo so, lascio fare, ormai sono esperto di casa mia, quando vedo i primi chicchi d'uva che diventano più scuri e le giornate lentamente diventano sempre più corte, so che avete le ore contate.


Basteranno due nuvole più grigie portate da un vento più fresco, odore di terra nell'aria, per farvi tremare di paura e convincervi a volare via. A scappare.


Ora non li fate più i grossi eh?


Non riuscite nemmeno ad aspettare il giorno più bello dell'anno. Ah, se lo conosceste non fuggireste via, sareste disposti anche a sfidare il gelido inverno.


Quel giorno, quando quei grappoli d'uva sono diventati di un blu intenso e i suoi chicchi sono dolci, mhh quanto sono dolci, passano mani sapienti a coglierli e li portano là, in quella stanza laggiù al bordo della vigna e comincia un caos ordinato di persone che entrano ed escono e, io non so di preciso cosa fanno, ma dopo un pò inizia a diffondersi nell'aria un bel profumo. Inebriante!


Quel giorno lo chiamano vendemmia.


Vedi, quel giorno, tutto bello tirato a lucido ovviamente, devo essere sempre presente perchè in realtà sono io che sorveglio e dirigo tutte queste operazioni. Vigilo affinchè quelle due o tre ciocche sbadatamente non le colgano, ormai mi conoscono basta un'occhiolino per intendersi, e quando hanno finito mi lasciano unico custode, loro pensano, sovrano onnipotente, sono invece della vigna.


La verità è che sono io a concedergli di venire a divertirsi a casa mia.


E quando il freddo è ormai pungente e tutto è ricoperto di neve e ogni creatura è al caldo nella sua tana o davanti al focolare mi puoi trovare qui sul trono a sorvegliare il mio regno. Mi riconosci subito, una piccola macchia di vivaci colori sul bianco candido.


Si, sono quello appollaiato sul quel tralcio ghiacciato a sfidare il vento tagliente perchè devo essere pronto. Sempre pronto. Pronto a cogliere l'attimo esatto.


Ben prima che tornino le rondini di nero vestite sono io che decido quando è il momento giusto per potare le viti.


Ehi, aspetta, è adesso il momento, devo chiamare i miei amici:


"cerpì, cerpì, cerpì", "circiripì, circiripì, circiripì"


e scusa se non mi sono ancora presentato, sono la cinciallegra, o, come mi chiamano qui a Montalcino, la potazzina appunto.


Nel dialetto veneto orientale la cinciallegra è chiamata vasarpìr perché il verso veniva interpretato come un invito ripetuto ad andare a potare (sarpìr). Non molto distante invece è detta sarpignola, e la stessa associazione tra verso dell’uccellino e potatura veniva fatta anche nelle zone del Friuli dove il verbo potare è cerpî.


Potrai stupirti adesso, ma il motivo per cui hanno deciso di chiamare l'azienda Le Potazzine non è questo; questa è una bella storia, chiamala se vuoi una coincidenza o frutto del caso oppure semplicemente un'affascinante suggestione. Sai, quando l'Universo tesse le sue trame non c'è proprio niente da fare eh!


Il vero motivo lo ritengo talmente intimo e personale che solo le dirette interessate sono meritevoli di raccontarlo. Quindi o vai a trovarle a Montalcino, opzione consigliatissima oppure puoi leggerlo dal loro sito: https://lepotazzine.com/la-tenuta/


Ma ora, pindarico lettore, parliamo di vino.

Di vino e di regina di cuori.


Quella regina colma di nobiltà, generosità, positività e che soprattutto porta maternità.


Quella femminilità fertile e feconda che qui a Le Potazzine è presente ovunque e in ogni aspetto; partorisce, culla e svezza prima, coccola, vizia e accetta durante e infine dopo, custodisce, educa e ostenta l'unico e solo vero maschio che si aggira da queste parti.


Il Sangiovese che si fa Brunello.


Dopo un'infanzia felice trascorsa fra le gonne di madre natura arriva il momento del distacco traumatico quanto necessario per diventare adulto e in questa fase adolescenziale bisogna avere particolare attenzione, ma soprattutto decidere come voler gestire questa trasformazione che condizionerà il resto della sua vita.


Per il Sangiovese questo processo, tanto fondamentale quanto delicato, è la fermentazione tumultuosa, già l'aggettivo abbinato fa capire l'intensità e l'rreversibilità, e talvolte la drammaticità, con cui avviene.

Puoi decidere di controllarla rigidamente tramite temperature controllate e lieviti selezionati oppure puoi lasciare che sia libera, come madre natura ritiene più opportuno, prendendosi il tempo necessario e usando i lieviti presenti sulla buccia degli acini e di quelli che vivono spontaneamente nella cantina.


"Lascia fare!", ecco che qui l'aspetto femminile materno e comprensivo viene fuori. Lascia che la natura faccia il suo corso e che il Sangiovese adolscente sia libero di fare le sue esperienze che lo renderanno senza dubbio più ricco e profondo quando si farà adulto.


E prima di diventare Brunello dovrà aspettare comunque altri 4 anni in botti grandi dove maturare lentamente, in silenzio e tranquillità. Solo il tempo riuscirà a smorzare i suoi ardori giovanili.


Ecco perchè, al di là delle varie annate, ognuna diversa dall'altra, che possono conferire potenza o maggiore struttura, nei vini de Le Potazzine, il fil rouge è sempre l'eleganza, la finezza, la piacevolezza. Tannini setosi e raffinati che insieme ad una costante freschezza accompagnano, sorreggono e mantengono la complessità e l'ampiezza del sorso in maniera decisamente persistente.


In perenne equilibrio ed armonia.


E quindi, "what else? "


Le Potazzine e sto!

E la riserva 2011 non vuoi assaggiarla?


Wow!


Sogno o son desto?


Brividi!


Nonostante era luglio e faceva caldo, appena messa in bocca, brividi, pelle d'oca. E' una reazione istintiva e incontrollabile che mi succede solo quando bevo qualcosa di straordinariamente speciale.


Nella mia personale e originale classificazione dei vini è uno dei pochi vini OMG!


Oh My God!!!


Un'opera d'arte liquida, una delle interpretazioni più alte, assolute, incredibili ed emozionanti di Sangiovese!


La riserva viene prodotta solo nelle annate eccezionali con l'idea e la volontà di farne un vino capace di continuare a stupire negli anni. Tanti anni ancora. Le annate prodotte per adesso sono la 2004 - 2006 - 2011 e la 2015.


Atmosfera magica di sottobosco, confettura di piccoli frutti selvatici, note leggere e fresche di mirto e alloro e poi dolci spezie e liquirizia. Ogni nota è precisa, chiara, pulita e piacevolmente inserita in una trama tannica che è un capolavoro di scorrevolezza e gradevolezza. La seduzione nel calice.


Nella cantina c'è scritta una frase alla parete:


"Life is too short to drink bad wine!"


Grazie a Gigliola e a Le Potazzine Viola e Sofia.

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Grazie a:

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