Brunello di Montalcino 2021, un’annata Brunellesca
- NasoDVino

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BRUNELLESCA – 2021 L’Annata che Disegna il Brunello
Ci sono annate che si bevono, altre che si studiano.
E poi ci sono quelle che si contemplano. La 2021 del Brunello di Montalcino, assaggiata e vissuta a Benvenuto Brunello, appartiene senza dubbio alla terza categoria.
È Brunellesca.
Come l’architettura di Filippo Brunelleschi, non impone: armonizza.
Non urla: proporziona.
Non invade: accoglie.
La Toscana lo sa bene: per creare grandezza non serve complicare, ma semplificare con genio. Basta osservare la Cupola di Santa Maria del Fiore, il tetto del Rinascimento, la vertigine più silenziosa del mondo. Alla base, geometria pura. Moduli, linee, forme essenziali.
Da quella semplicità nasce l’armonia stessa.
Non la sensazione di armonia: l’armonia.
Una sfida (quasi) impossibile
Brunelleschi dovette affrontare un problema che, fino a quel momento, nessuno aveva mai risolto: costruire una cupola di quelle dimensioni, senza centine, senza precedenti, senza errori concessi.
Un azzardo tecnico, concettuale, culturale.
Eppure, da quella difficoltà nacque un capolavoro destinato all’eternità.
Anche il Brunello 2021 non si era presentato sotto i migliori auspici.
La notte fra l’8 e il 9 aprile una gelata tardiva mise a dura prova i vigneti, seguita poi da una stagione calda e siccitosa, capace di far temere squilibri, stress idrici e perdita di finezza.
E invece, come spesso accade nelle grandi annate, la risposta non è stata uniforme ma architettonica.
Architettura del sorso.

Il versante nord e le zone più alte hanno dato vita a Brunello più freschi, tesi, verticali, giocati sulla precisione e sull’allungo.
Ma è stato nel versante sud e sud-ovest che ho incontrato alcune delle espressioni più alte e convincenti dell’annata: vini capaci di coniugare maturità e slancio, struttura e grazia, potenza e misura.
Uno dei migliori assaggi Corte dei Venti.
Qui il Sangiovese ha trovato il suo equilibrio più profondo.
Non forza, ma controllo.
Non calore, ma energia ordinata.
Come nell’opera brunelleschiana, tutto sembra rispondere a una proporzione aurea, quella che Fibonacci scrisse con i numeri e che la Toscana scrive da secoli con la terra.
La regola aurea applicata al vino:
Tannino: presente, ma mai muscolare
Freschezza: vitale, mai tagliente
Frutto: maturo, mai ridondante
Tutto in rapporto.
Tutto in dialogo.
Tutto in armonia strutturale.
È la geometria del gusto.
È il Rinascimento liquido.
È il Brunello 2021.
E se in architettura la Cupola del Brunelleschi è il manifesto della genialità toscana, nel calice il Brunello 2021 ne diventa la traduzione enologica: solido, elegante, centripeto.
Da osservare come un’opera.
Da bere come una rivelazione.
Un decennio di identità, il mio atlante sensoriale in un aggettivo:
Annata Identità
2014 Resiliente
2015 Potente
2016 Elegante
2017 Rovente
2018 Eterea
2019 Equilibrata
2020 Sorprendente
2021 Brunellesca
Tutte insieme raccontano un decennio di Toscana.
Ma la 2021 ha qualcosa in più: sembra aver trovato il compasso.
"Toscanitudine" allo stato puro.
C’è stato qualcosa, in quest’annata, che ha profumato di casa: di cipresso sottile che disegna il paesaggio, di luce radente che accarezza i colli, di arte che non vuole essere ostentazione, ma necessità.
La Toscana non è solo un luogo.
È un modo di risolvere i problemi difficili.
Con misura.
Con tempo.
Con visione.
E se Brunelleschi ha dato forma al cielo, il Brunello 2021 è riuscito a dare forma al tempo.
Benvenuto Brunello lo ha confermato, calice dopo calice: armonia, equilibrio, classicismo, luce.
Una "toscanitudine" che non ha bisogno di spiegazioni.
Si riconosce.
E basta.













































































































































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