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L'energia di Bindi Sergardi

L'energia di Bindi Sergardi la percepisci subito. Eloquente elettricità nell'aria.

Evviva!


Euforico ed eccitato arrivo finalmente alla Tenuta Mocenni.


Esulto.


Da educato erudito sommelier avevo avuto modo di conoscere l'elegante sangiovese di Bindi Sergardi, nelle varie espressioni: La ghirlanda, Calidonia e 89 e immediato era scattato l'empatico desiderio di visitare l'azienda per fare questa nuova emozionante esperienza enoica.


Eccomi!


Inizia l'esplorazione con una inaspettata sopresa. Una piramide. Non siamo in Egitto, nemmeno tra i Maya, ma nel Chianti ad una manciata di km da Siena.


E' forse lei che concentra e canalizza l'energia in questi ettari di terra?


Mi travesto da esaltato eroico Indiana Jones "di noi artri" e scalo la piramide.


Esuberante. Egocentrico. Esilarante.


Eppure da quella elevata posizione in instabile equilibrio mi ci vedrei bene a riflettere sull'eterno. A meditare sull'eterea essenza esistenziale lasciando a Shakespeare il teschio, a me un bel calice di Bindi Sergardi (un giorno lo farò):


"Essere o non essere... bere o ri-bere... ".


Esaltato. Emozionato. Estasiato.


Le vigne sono letteralmente ricoperte da pietre di galestro, alberese e macigno del chianti, caratteristica unica in quantità così enorme ed evidente. Dai filari pendono grappoli di sangiovese che attendono solo gli ultimi, ma più importanti giorni, per essere colti e portati in cantina.


Elogio alla natura!


Equamente gli efficenti enologi avranno saputo trasferire e concentrare tutta questa eccezionale energia nel vino?


Dopo un etico e religioso passaggio in cantina fra botti e tonneau mi attende la sala degustazione e il momento della verità.


Chianti Classico La ghirlanda, poi la riserva Calidonia e il Mocenni 89 la Gran selezione.


Escalation...

Come scalare i gradini della piramide verso la perfezione.


Un'esplosione di energia non come forza o potenza ma come eleganza, raffinatezza, cura e ricchezza delle sfumature, come abbondanza, ampiezza e pienezza in bocca sempre sostenuta dalla giusta freschezza caratteristico imprinting di questo terreno. Un tannino che nel Mocenni 89 pienamente, non ho paura a definire erotico, tanto sa essere vellutato e compenetrato nella struttura stessa del vino. Affascina ed attrae sempre un nuovo sorso come un esuberante amante il prossimo bacio.


Eccellenza.


E versamene un'altro calice.


E=mc^2 cit. Einstein


Alessandra Casini Bindi Sergardi in persona, con il suo sorriso contagioso, insieme a Rossella, dopo avermi portato a visitare vigne e cantina, mi introducono, questa volta anche insieme ad Elena, alla degustazione.


Tocca al Chianti Classico Ser Gardo della tenuta I Colli ad aprire le danze, ottima espressione di Sangiovese, anche se a differenza dei suoi fratelli della tenuta Mocenni non ha la loro sapidità e mineralità che li contraddistinguono. Si rivela tuttavia già pronto ed accattivante. Decisamente un entry level di sostanza e qualità.


Dopo l'escalation, sopra citata, dei Chianti classici Mocenni, lasciamo il sangiovese per aprire un 91, ovvero un cabernet sauvignon selezionato dalla particella 91.


Tecnicamente un igt, enologicamente un supertuscan, fondamentalmente un grande vino.


Un cabernet che non ti aspetti, per niente scontato, colore rosso rubino profondo, profumi intensi di confettura di frutti di bosco neri, mirtilli e more e ancora caffè, liquirizia, cioccolato e infine note balsamiche di incenso. In bocca è complesso, fine e persistente, tuttavia la sua morbidezza è sempre ben equilibrata dalla naturale freschezza e da un tannino scorrevole ed educato. Da dimenticare in cantina e stappare nelle occasioni migliori. Un cru nel Chianti Classico.


Intanto tre ore sono già letteralmente volate e ancora non cedo. L'energia di Bindi Sergardi mi ha contagiato, o forse ancor di più, il buon vino, di sicuro la simpatia, la competenza e la disponibilità di Rossella ed Elena non mi fanno mollare la presa.


Decidono così di darmi il colpo di grazia con una chicca enologica. Una perla. Certamente una rarità.


Nicolò.

Un vino ottenuto con una antica tecnica di vinificazione, il governo all'uso toscano, ottenuta facendo appassire una piccola parte di uve sangiovese e facendo fermentare le rimanenti.

A fine fermentazione vengono introdotte nel mosto le uve precedentemente appassite per un'ulteriore fermentazione.

Ne risulta un vino morbido, ricco di sentori di frutta matura e fiori, giovane e immediato.

Da giocarci veramente con un bel tagliere di vari formaggi stagionati. Una piacevole riscoperta.


Si fa tardi, fuori inizia ad essere buio, decidono a questo punto di buttarmi letteralmente fuori, altrimenti a distanza di una settimana, invece di essere davanti al pc a scrivere l'articolo, sarei ancora li.


Ma tornerò.


E' una promessa o una minaccia?


Di sicuro una certezza.

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Grazie a:


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Fonti:

www.bindisergardi.it

www.wikipedia.org

www.chianticlassico.com


Video Youtube:

https://youtu.be/7SOFUGOZPU8



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