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La persistenza della memoria.

La persistenza della memoria, dipinto ben più noto come "Gli orologi molli"

BenBevuti/e,

ma cosa c'entra il celebre quadro di Salvator Dalì con il "Villa di Capezzana" 1931?


Di sicuro, e non è poco e forse neppure una coincidenza, il 1931 è l'anno in cui a Parigi il celebre pittore spagnolo ultimò questa famosa opera d'arte, mentre a Carmignano, alla Tenuta Capezzana, sapienti mani trasformavano grappoli di sangiovese e cabernet in questo altrettanto capolavoro.

Ma il tempo esiste o semplicemente esistono cose e persone in grado di resistere al tempo e proprio grazie al trascorrere stesso del tempo lo annichiliscono rendendosi immortali?


Poca filosofia, degustiamo questo "Villa di Capezzana" 1931.


Un attimo di timore reverenziale, silenzio solenne.


La mente catapultata a quando ero piccolo, la prima volta che mio babbo mi aveva portato a fare funghi. L'odore intenso ma fresco del sottobosco bagnato, di terra umida, terriccio. Il primo porcino che non resisti a non metterlo sotto il naso e ti inonda di una sensazione nuova nitida importante ricca precisa indimenticabile (tutti aggettivi senza virgola per venire letti come li ho percepiti, tutti d'un fiato). Brividi. Emozioni.


Cuoio, tabacco, caffè.


E ancora torno nel bosco con sfumature di alloro, felce bagnata. Sensazioni fresche a testimoniare che ha ancora anni davanti a sè.

E la persistenza, non della memoria stavolta, ma nel gusto.

Si, questo elegante novantenne ne seppellirà ancora molti altri di giovanotti esuberanti.


E poi la 1968, e la 1981 le cui note franche di incenso hanno riportato il padrone di casa, Filippo Contini Bonacossi, a quando da ragazzo facendo il chirichetto cambiò con l'aceto il vino da messa al prete che beveva avidamente.


Questo è il grande potere del vino.


Portarci e trasportarci ovunque nel tempo facendoci provare emozioni. Vere profonde e sincere. Uniche e irripetibili.


La verticale è proseguita con le annate 1998, 2008, 2016.


Un fil rouge ha condotto la degustazione. L'eleganza e la persistenza che non invecchiano mai. Evolvono qui a Capezzana.


Oltre al dipinto "La persistenza della memoria", mentre in Spagna esisteva la repubblica Catalana, mentre Kurt Godel definiva il suo "teorema di incompletezza" (o cosa è?), mentre l'esercito Italiano era impegnato in guerra in Libia per creare l'impero, nel 1931, ecco perchè non credo nelle coincidenze, Guglielmo Marconi da Roma attraverso i primi trasmettitori inviò un segnale radio che illuminò il Cristo redentore a Rio de Janeiro in Brasile, a dimostrazione dell'affidabilità e dell'importanza delle comunicazioni radio.

90 anni dopo, grazie proprio a Marconi, e anche e soprattutto a Filippo Contini Bonacossi, a partecipare a questa meravigliosa e profondissima verticale eravamo in circa 20 fra blogger, wineblogger, enoblogger, wine tasting, winelover, lover e basta, enowinebloggertasting e chi più ne ha più ne metta. Dimenticavo influencer, anche influencer.


Ognuno, a modo suo, che mentre degustava comunicava in diretta, in real time, al mondo le sue sensazioni.


Di nuovo il paradosso del tempo che si ripresenta in tutta la sua violenta virulenza.


Decenni e decenni senza far nulla a riposare in cantina mentre il mondo intorno si scomodava anche a fare una guerra mondiale, a mandare l'uomo sulla luna, ben 8 Papi sono succeduti nel frattempo e appena una manciata di secondi invece per comunicarlo al mondo in tutta la sua magnificenza (ad eccezione di me che ho impiegato una settimana per scrivere l'articolo).


Allora ancor più il tempo esiste o semplicemente esistono cose e persone in grado di resistere al tempo e proprio grazie al trascorrere stesso del tempo lo annichiliscono rendendosi immortali?


Di una cosa sono certo, parlare dei vini di Capezzana, pubblicare foto più o meno belle, comunicarne le sensazioni, non sarà mai come degustarli.


Ben al di là del tempo esistono le emozioni che possono solo essere provate per dire di averle vissute.


Un'ultima cosa, forse la più importante, ho visto nella cantina alcune bottiglie della prima vendemmia del 1925. Sono sicuro che nel 2025, nel centenario, almeno una di quelle sarà amorevolmente stappata.


Ci voglio essere!

(messaggio/minaccia/promessa nemmeno troppo velato per Filippo Contini Bonacossi)


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